Raffaello e Mantova

Esattamente cinquecento anni fa, il 6 aprile 1520, moriva a Roma l’astro della pittura, il “divino” Raffaello. Sulla sua tomba, al Pantheon, fu scritto il seguente epitaffio: “Ille hic est Raphael timuit quo sospite vinci, rerum magna pariens et moriente mori” ("qui giace quel Raffaello da cui la Natura temeva di essere vinta, finché quello viveva, e con la quale temette di morire, quando egli venne meno").

I Gonzaga di Mantova “corteggiarono” a lungo Raffaello e vale la pena ripercorrere in breve i rapporti che legarono l’artista a Mantova e che ci sono raccontati perlopiù da documenti d’archivio, che non si limitano dunque alla “sola” lettera a Leone X. Mancano purtroppo, in città, testimonianze dirette della pittura di Raffaello.

Le prime notizie dell’Urbinate raggiungono Mantova quanto egli è già un artista affermato e, a Roma, sta dipingendo le Stanze Vaticane. Fu Isabella d’Este, indomita marchesana e “primadonna del Rinascimento” a chiedere a Raffaello, nel 1511, un perduto ritratto di suo figlio Federico II, che allora era a Roma, “ostaggio” del Papa; nel 1515 Isabella inviava nella Città Eterna una tela per il tramite di Baldassare Castiglione, per ottenere un dipinto del grande artista. E in quegli anni si pone anche il tentativo, davvero eroico ma evidentemente senza frutti, da parte di Gregorio Correr, abate del monastero di San Benedetto in Polirone, di condurvi a lavorare Raffaello, invitandolo ad affrescare il refettorio.
Nel 1516 anche Francesco II Gonzaga bussò idealmente alla porta dell’Urbinate, per ottenere un disegno dell’elefante Annone, ma l’interesse del marchese sembra più rivolto al raro soggetto che all’opera di Raffaello. Alla morte di Francesco II, suo figlio Federico II commissionò a Raffaello il progetto per una tomba e questo fu spedito a Mantova il 3 giugno 1519, pochi mesi dopo la morte di Francesco II (29 marzo 1519). Il progetto ci è noto da un disegno del Louvre di mano dello stesso Raffaello o di un suo allievo, forse Giovan Francesco Penni; il foglio, esposto alla recente mostra dedicata a Giulio Romano in Palazzo Ducale, ci mostra un mausoleo di grandi proporzioni, con in cima la statua equestre di Francesco II, celebrato per le sue doti militari.

01. il monumento per Francesco II progettato da Raffaello m low

Isabella e suo figlio Federico risultano quindi molto più interessati alla cultura romana di quanto lo fosse il marchese Francesco II e proprio alla marchesa è indirizzata la famosa lettera del 7 aprile 1520 che annuncia la morte di Raffaello, avvenuta il giorno prima e accompagnata da “li signi” del cielo: un terremoto avvenuto a Roma avrebbe dimostrato come anche la terra fosse straziata dal dolore per la perdita di tanto genio. La lettera è forse la più toccante testimonianza circa la morte dell’Urbinate.

La ricezione dell’arte di Raffaello a Mantova fu in quegli anni un fenomeno elitario, limitato alla stretta cerchia dei Gonzaga, poiché Francesco II finché fu in vita preferì la pittura degli artisti “padani”. Alla sua morte, suo figlio Federico, il quale aveva a lungo vissuto nell’Urbe, optò invece per la via romana, prima suggerendo echi raffaelleschi e poi trovando una precisa risposta alle sue aspirazioni in Giulio Romano. Proprio all’inizio degli anni Venti troviamo infatti le prime notizie e le prime tracce di un concreto interesse, da parte degli artisti locali, per l’ormai defunto Raffaello.

Nel 1521 l’artista di corte Lorenzo Leonbruno fu mandato «a vedere quelle cose antique et moderne belle de Roma; et tra le altre le opere di Michel Angelo, et quelle del già Raphaele da Urbino [...] acciò ch’el ritorni bene instrutto [affinché torni ben istruito] et pieno di cose da imitare». Il frutto – in verità ancora acerbo – di questo viaggio di studi, si coglie nella Scalcheria affrescata nel 1522-1523 per Isabella d’Este, al piano terreno della Corte Vecchia. Nella stanza dello Zodiaco nel Castello di San Giorgio, affrescata per Federico II entro il 1525 circa, fu tributato omaggio a Raffaello, copiando l’Apollo che compare nell’incisione del Parnaso di Marcantonio Raimondi (qui sotto un raffronto tra le due immagini). Infine, nel 1524 giunse a Mantova l’allievo prediletto di Raffaello: quel Giulio Romano che avrebbe trasformato Mantova in una nuova Roma.
SL

02. Apollo nella sala dello Zodiaco in Castello m low

03. Apollo nel Parnaso di Raffaello inciso da Marcantonio Raimondi m low

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