24/03/21

Dante e il mito delle origini di Mantova

Nel XX Canto dell’Inferno Dante, nel suo viaggio sotto la guida di Virgilio, giunge alla IV Bolgia del VIII Cerchio. Qui si imbatte in una nuova pena, quella “de l’indovini” e “de l’incantatori”, il cui pianto bagna il fondo della fossa lungo la quale essi vagano per l’eternità. Osservando la scena dall’alto, verso il basso dell’avvallamento, Dante racconta di aver visto una schiera di dannati camminare lentamente, come in una processione. Erano in silenzio e piangevano. Abbassando lo sguardo verso le figure più vicine, scorge un dettaglio inquietante che lo fa trasalire: le figure umane sono stravolte e le loro teste sono orribilmente torte all’indietro, in modo tale che essi, mentre camminano in avanti, hanno il viso che guarda nel senso opposto. Dante rimane sconvolto dalla visione e, quando vede le lacrime dei dannati scendere dai volti e bagnare non il petto ma le rispettive schiene, non riesce a trattenere il pianto. Virgilio lo rimprovera, perché egli non deve avere pietà per queste anime scellerate. La guida gli racconta la storia degli indovini che riconosce nella folla dei dannati in lenta processione. Tra questi c’è anche Manto, figlia di Tiresia: la sua storia ha a che fare con le origini mitiche della città in cui nacque Virgilio, ovvero Mantova.

"Manto fu, che cercò per terre molte;
poscia si puose là dove nacqu’ io;
onde un poco mi piace che m’ascolte" (vv. 55-57).

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Giovanni Stradano, Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Ms. Med.Palat. 75, f. 38r. Su concessione del MiC

La pena che Dante ci descrive è esemplare nella sua ferrea logica di contrappasso: la tracotanza degli indovini è di voler vedere più di ciò che agli uomini è consentito. Tracimare dunque nel territorio del divino. La loro pena è camminare eternamente in avanti senza poter più vedere nemmeno ciò che è sotto i loro passi ma con lo sguardo forzatamente rivolto dalla parte contraria al loro moto. Tra la folla dei dannati Virgilio indica a Dante la figura di Tiresia e della figlia Manto, che girovagò per il mondo e per l’Italia, arrivando infine nel punto in cui il Mincio, nel suo alto corso, incontra un avvallamento, creando una palude. Qui la giovane vide una terra incolta e disabitata che emergeva tra le acque ferme e vi si stabilì per sfuggire ogni contatto umano e coltivare le sue arti magiche coi suoi servi. Alla sua morte, fu seppellita in quel luogo dove fu in seguito costruita una città chiamata Mantova, dal nome dell’indovina. Virgilio, dopo aver accennato alla presa del potere dei Bonacolsi (fatto che accadde quando Dante era fanciullo), conclude dicendo che questa è la vera origine di Mantova.

Il mito della fondazione della città che fu dei Gonzaga è celebrato nei grandi riquadri dipinti nella monumentale Sala di Manto presso l’Appartamento Grande di Castello di Palazzo Ducale, risalenti agli anni settanta del Cinquecento. Le scene, ispirate alla cultura classica, sono in parte coerenti con il racconto dantesco. Secondo quanto dipinto da Lorenzo Costa il Giovane su ideazione di Giovanni Battista Bertani (all’epoca prefetto delle fabbriche gonzaghesche), fu Ocno, figlio di Manto, a fondare la città di Mantova in omaggio alla madre.

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Per celebrare la ricorrenza dei settecento anni dalla morte di Dante, Palazzo Ducale ha in programma un progetto espositivo intitolato “Dante e la cultura del Trecento a Mantova”. L’iniziativa, prevista per l’autunno di quest’anno, intende ricostruire la cultura letteraria e figurativa dei primi del Trecento, i decenni che videro al potere i Bonacolsi e successivamente i Gonzaga. Fu una fase di grande importanza per l’affermazione della città di Mantova nel contesto delle signorie nord-italiane. Dante, sempre nel ventesimo canto dell’Inferno, accenna alle vicende politiche dell’epoca che portarono con l’inganno lo spregiudicato Pinamonte Bonacolsi all’apice del potere in città, esiliando con la complicità dei Casalodi, molte delle famiglie a lui avverse.

Ecco i suoi versi:

“Già fuor le genti sue dentro più spesse,
prima che la mattia da Casalodi
da Pinamonte inganno ricevesse” (vv. 94-96).

 

 

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17/03/21

Ecco i vincitori del contest fotografico

È stata durissima!

La partecipazione al contest è stata incredibilmente numerosa, ci sono giunte all’incirca 400 immagini, e scegliere tra le vostre foto - quasi tutte bellissime! - è stato davvero difficile.
Ci sono arrivati scatti di tutti i tipi e di ogni grado di qualità fotografica: è stato un grande successo, del quale vi ringraziamo di cuore!

Abbiamo dovuto giocoforza aggrapparci a criteri generali di selezione, ci auguriamo di averli scelti e rispettati con obiettività: se non ritrovate il vostro nome tra i premiati, non preoccupatevi... visto il successo ripeteremo senz'altro l'iniziativa!

E dunque ecco la nostra premiazione...🥁 rullo di tamburi 🥁
...THE WINNER IS...

1° classificato: Moreno Messori
che vince un abbonamento annuale a Palazzo Ducale

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2° classificato: Alberto Dall'Oglio
che vince due biglietti di ingresso a Palazzo Ducale

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3° classificato: Marco Cocconi
che vince un biglietto di ingresso a Palazzo Ducale

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Il podio è occupato da tre classici scatti da cartolina, con lo skyline di Mantova immortalato al tramonto in una luce calda e scenografica. Congratulazioni a tutti!

Premio speciale della giuria:
Giuseppe Gradella
che vince un catalogo della mostra “Con nuova e stravagante maniera. Giulio Romano a Mantova” del 2019.

Premio speciale giuria giuseppe gradella

E se volete scoprire le altre 28 menzioni, ovvero immagini belle o particolarmente originali che abbiamo voluto evidenziare, fatevi un giro sui nostri profili social! Grazie ancora a tutte e a tutti per aver partecipato e... restate pronti per il prossimo contest!

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10/03/21

Giornata Nazionale del Paesaggio 2021

Domenica 14 Marzo è la "Giornata Nazionale del Paesaggio"! Cos'è il paesaggio di Mantova?

Con molto orgoglio e un pizzico di presunzione potremmo dire che Palazzo Ducale è il pezzo forte del paesaggio della città! D'altronde, chi di voi non ha mai fotografato - magari verso sera - lo splendido skyline della città da Campo Canoa?

Per l'occasione Palazzo Ducale di Mantova indice un piccolo concorso fotografico: inviaci via social o a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. il tuo scatto preferito della città, il migliore o più originale - a nostro insindacabile giudizio - verrà premiato con un abbonamento annuale a Palazzo Ducale: potrai essere il primo visitatore alla prossima riapertura!​​ 

Affrettati perché il concorso scade alla mezzanotte di domenica 14 marzo...sii creativo e grazie per la tua partecipazione!

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01/03/21

I musei chiudono

La Lombardia torna arancione: Palazzo Ducale e Museo Archeologico Nazionale da lunedì 1° marzo 2021 saranno nuovamente chiusi al pubblico.
Ringraziamo i tanti visitatori che sono venuti a visitarci durante queste settimane di riapertura: è solo un arrivederci, continuate a seguirci sui nostri profili social... a presto!

 

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22/02/21

Una nuova stele per il Museo Archeologico

Nella giornata di oggi 22 febbraio 2021 sono stati effettuati alcuni lavori sull'allestimento del Museo Archeologico Nazionale, al piano terra. La stele funeraria di Lucio Sentio, figlio di Caio, della tribù Aniense (cioè originario di Cremona) ha trovato posto accanto a quella di Sentia Maxuma, anche lei figlia di Caio e ipoteticamente sua sorella. Entrambe le epigrafi - di proprietà comunale e conservate presso il Museo Archeologico Nazionale - si datano al I sec. d.C.

Qui sotto i due reperti affiancati nell'allestimento rinnovato:

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22/02/21

Avviso ai visitatori

Informiamo i gentili visitatori che mercoledì 24 febbraio nella sola fascia oraria tra le 11:15 e le 13:15 si potranno verificare delle chiusure parziali del percorso di visita per un'assemblea sindacale in corso dalle ore 11.30 alle 13.00. Durante le due ore sarà comunque garantita l'apertura almeno del Castello di San Giorgio (Camera degli Sposi) e del piano terra del Museo Archeologico.

Ci scusiamo per il disagio e vi auguriamo buona visita!

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15/02/21

LE NUOVE ACQUISIZIONI: LA MOSTRA

Mercoledì 17 febbraio apre la mostra dedicata alle nuove acquisizioni di Palazzo Ducale di Mantova, allestita al piano terra del Castello di San Giorgio. Ideata da Stefano L’Occaso e Michela Zurla, con la collaborazione di Elena Montanari, l’esposizione illustra una selezione dei pezzi più importanti incamerati in tempi recenti dalle collezioni della reggia, tra cui un capolavoro come l’arazzo raffigurante Venere spiata da un satiro con i puttini, eseguito per Federico II Gonzaga su disegno di Giulio Romano. La visita alla mostra, accompagnata dal personale di Palazzo Ducale, è gratuita previa prenotazione obbligatoria e si effettua ogni mercoledì e giovedì fino all’11 marzo 2021: chiamando allo 0376 352100 sarà possibile riservarsi un posto in una delle tre fasce orarie mattutine (9.30 / 10.30 / 11.30) o pomeridiane (14.30 / 15.30 / 16.30).

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Un museo – può sembrare un paradosso – è un’entità dinamica che si sviluppa nel tempo. Le nuove acquisizioni di Palazzo Ducale, frutto di donazioni ma anche di acquisti da parte dello Stato Italiano, sono state recentemente assai rilevanti sia per numero sia per pregio. Si è ritenuto non solo opportuno ma persino doveroso, dunque, esporle al pubblico in una piccola mostra. Si tratta di opere che migliorano la lettura del racconto storico della città di Mantova e del suo territorio, con un grande capolavoro che celebra una delle epoche più felici della dinastia Gonzaga. L’esposizione si chiude con una selezione di opere d’arte contemporanea.

“La crescita delle collezioni permanenti – sostiene il Direttore di Palazzo Ducale Stefano L’Occaso – è uno degli obiettivi di un museo e non tra gli ultimi. Questa attività può essere perseguita tramite diverse vie. La prima è l’acquisto “in trattativa diretta” da parte del Museo, che dal 2015 gode di un bilancio e può quindi programmare l’incremento delle proprie collezioni. Le opere possono essere antiche o contemporanee – e in questo caso il Museo può agire in qualche misura da committente – e al loro acquisto possono concorrere sia gli organi superiori del Ministero, sia soggetti privati. La seconda modalità con cui le collezioni pubbliche possono crescere è quella della donazione: molti privati hanno deciso nel passato remoto e prossimo di destinare beni di loro proprietà al Palazzo Ducale, a ragione di precisi legami affettivi, in ricordo di un evento o di una persona. Il Palazzo, in quanto principale museo sul territorio, può offrire ampia visibilità alle opere e ai loro donatori. La terza modalità è più complessa, perché si lega ad azioni di tutela. Un’opera di particolare interesse storico artistico in fase di vendita può essere oggetto di prelazione, così come un’opera presentata per l’esportazione. In tal caso, il Museo agisce assieme agli Uffici Esportazione, alle Soprintendenze, agli organi superiori del Ministero, affinché il bene sia destinato alla fruizione pubblica. Esistono ancora altre modalità di acquisizione: i beni culturali possono essere offerti, per esempio, in pagamento delle imposte di successione e delle imposte dirette; questa procedura si svolge in concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Infine un bene può essere affidato a un museo per un periodo di tempo determinato tramite il comodato, nel caso in cui il proprietario sia un privato, o il deposito, in caso di enti pubblici. Questa breve esposizione dà conto di tutte queste diverse casistiche, presentando le opere entrate a far parte negli ultimi mesi o anni nelle collezioni di Palazzo Ducale”.

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17 febbraio – 11 marzo 2021
Le nuove acquisizioni in Palazzo Ducale
Mantova, Castello di San Giorgio, piano terra
visita gratuita su prenotazione ogni mercoledì e giovedì (tel. 0376 352100)
a cura del personale di Palazzo Ducale.
Orari: 9.30 / 10.30 / 11.30 / 14.30 / 15.30 / 16.30

Ideazione, coordinamento e testi
Stefano L’Occaso, Michela Zurla
con Elena Montanari

Allestimento
Maria Lucia Masciopinto

Responsabile della movimentazione e dei restauri
Daniela Marzia Mazzaglia
con Cristina Garilli e Giuseppe Loreto

Coordinamento tecnico
Fabrizio D’Amato

Grafica e comunicazione
Alessandro Sartori
con Ylenia Apollonio

Visite guidate a cura del personale AFAV

Si ringrazia tutto il personale del Museo e degli uffici di Palazzo Ducale

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12/02/21

UN BUSTO DEL PRIMO CINQUECENTO

Cominciano ad essere numerose le recenti acquisizioni che vanno a incrementare le già cospicue collezioni di Palazzo Ducale di Mantova. Un ulteriore tassello è arrivato proprio questo lunedì: si tratta del busto eseguito dallo scultore Bernardino Germani, artista attivo nella prima metà del Cinquecento a Mantova, recentemente acquistato in prelazione dalla Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e consegnato al museo della reggia gonzaghesca. L’opera, eseguita nel 1522, ritrae il frate carmelitano Battista Spagnoli, noto anche come «Christianus Maro» (il Virgilio cristiano) o «Termassimo» (tre volte massimo). Egli fu figura di notevole prestigio nei decenni a cavallo tra XV e XVI secolo e nel 1885 fu beatificato da papa Leone XIII. Secondo alcune fonti, oltre ad essere un abile scultore, il carmelitano fu anche pittore, scrittore e poeta. La sua fama internazionale ci è attestata dal alcune citazioni, su tutte quella di William Shakespeare (“Ah! Good old Mantuan” in Love’s Labour’s Lost).

Il “Termassimo” era dunque una personalità di spicco della sua epoca, come testimoniano le sue varie effigi che ad oggi conosciamo. La più prestigiosa è il busto in bronzo berlinese, pubblicato nell’Ottocento come possibile opera di Gian Marco Cavalli, a lungo creduto perduto ma da poco riemerso presso il Museo Pushkin di San Pietroburgo. Altre due sue raffigurazioni scultoree sono conservate presso il Museo di Palazzo San Sebastiano di Mantova. Apparteneva alla collezione Gianluigi Arcari la statua attualmente acquistata dalla Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del MiBACT e consegnata a Palazzo Ducale di Mantova per arricchirne la collezione.

L’autore dell’opera, Bernardino Germani, è nome ignoto agli studi anteriori al 1999, se non per una menzione di Antonino Bertolotti. Il profilo biografico dell’artista è stato ampiamente ricostruito dallo studioso Guido Rebecchini e oggi possiamo assegnare all’artista una serie di opere. Oltre al busto in esame, il Germani eseguì il sepolcro marmoreo di Francesco Carloni, nel santuario delle Grazie di Curtatone (realizzato nel 1525), il monumento funebre di Pietro Strozzi, già in San Domenico e ora in Sant’Andrea nella cappella Petrozzani, disegnato da Giulio Romano, i tre “Genietti marziali” nella collezione del Ducale (inv. Gen. 11581-11583), tratti dall’antico e collegati al collezionismo del cardinale Sigismondo Gonzaga. A Germani spetta inoltre l’epigrafe del monumento funebre di Francesco Palazzi, del 1551, già in Santa Maria della Vittoria e ora nei depositi del Museo di Palazzo Ducale (inv. 11354).

All’epoca dell’esecuzione del busto dello Spagnoli, Germani abitava a Mantova e tra gli anni Trenta e Quaranta egli si attestò come uno dei più quotati scultori in città. Eseguì come abbiamo visto anche opere su progetto di Giulio Romano. Lavorò per la committenza del cardinal Sigismondo Gonzaga e dei duchi di Mantova, oltre che per l’élite mantovana dell’epoca.

Il busto verrà presto esposto al piano terra del Castello di San Giorgio all’interno di una piccola mostra dedicata alle recenti acquisizioni del museo di Palazzo Ducale, la cui apertura è prevista per il 17 febbraio.

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09/02/21

Oltre tremila volte grazie!

Siamo molto felici di riscontrare ancora una volta il grande affetto e interesse da parte dei cittadini per Palazzo Ducale. Nei primi giorni di riapertura - a seguito dell'ingresso della Lombardia in "zona gialla" - i visitatori che hanno scelto di visitare la reggia gonzaghesca sono stati ben più numerosi di quanto ci aspettassimo. Sono bastati soli quattro giorni di riapertura per tagliare quota 1.000 visitatori. L'intero periodo di gratuità invece si è chiuso a quota 3.346: un esito incoraggiante e una calorosa dimostrazione di affetto da parte di tutti i mantovani, i cittadini del territorio e quelli della regione Lombardia.

Di seguito i numeri:

Mercoledì 3 febbraio: 254
Giovedì 4 febbraio: 297
Venerdì 5 febbraio: 378
Lunedì 8 febbraio: 162 (apertura nella sola mattina)
Martedì 9 febbraio: 494
Mercoledì 10 febbraio: 330
Giovedì 11 febbraio: 712
Venerdì 12 febbraio: 719

Totale dei visitatori durante il periodo di gratuità:
3.346

Nonostate da questa settimana si ricominci a pagare il consueto biglietto d'ingresso per il Palazzo, i visitatori continuano ad affluire numerosi, come testimonia questa foto effettuata lunedì 15 febbraio alle ore 11.

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09/02/21

Tornano le visite guidate!

Informiamo che il servizio di visite guidate per il percorso di museale di Palazzo Ducale riprende con il seguente calendario:

Giovedì 11 febbraio ore 16.50
Venerdì 12 febbraio ore 16.50
Giovedì 18 febbraio ore 16.50
Giovedì 25 febbraio ore 16.50
Giovedì 3 marzo ore 16.50

Il costo della visita è di € 6. Vi ricordiamo che fino a venerdì 12 febbraio l'ingresso a Palazzo Ducale e Museo Archeologico Nazionale è gratuito e non è possibile prenotare. Dalla settimana successiva sarà possibile invece prenotare il biglietto d'ingresso sulla piattaforma Vivaticket. È possibile acquistare il servizio solo in giornata recandosi - già muniti del regolare biglietto d'ingresso al museo per tale fascia oraria - nelle immediate adiacenze dell'ingresso in piazza Castello sotto i portici dell'esedra. La durata della visita si aggira tra i 60 e i 90 minuti.

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05/02/21

Il Carnevale al Ducale

In occasione della festa di Carnevale, i Servizi Educativi di Palazzo Ducale hanno realizzato il breve video intitolato "Palazzo Ducale for kids: le maschere del teatro antico": si tratta di un simpatico tutorial che vi consentirà - guidati dalla voce di Daniela Benedetti - di realizzare le vostre bellissime maschere personalizzabili ispirate alle rappresentazioni teatrali di età augustea (44 a.C. - 14 d.C.). Scaricate i modelli in pdf al link qui sotto, schiacciate play e iniziate...buon divertimento!

Modelli delle maschere (pdf)

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Da sempre il Carnevale del Ducale si caratterizza per la combinazione fra componente teatrale e componente didattica con un lavoro sinergico tra il personale dei Servizi Educativi del museo e il personale di Segni d’infanzia che, anche quest’anno, ha portato a immaginare una riscrittura originale dei contenuti da proporre digitalmente, muovendosi tra sperimentazione e mezzi tradizionali.

È nata così l’idea di un vero e proprio percorso di scoperta visivo e narrativo con il quale andare a ricercare nei luoghi del Palazzo un simbolo del Carnevale che è anche un simbolo del teatro ben nota a tutti nella sua versione diminutiva e meno amata: la maschera e la mascherina. Questa e altri dettagli si nascondono anche nei reperti del Museo Archeologico, da cui partirà la caccia al tesoro di Carnevale a regola d’arte, per poi proseguire all’interno della corte Ducale, passando per la galleria dei Mesi, la camera delle Teste e la sala dello Specchio, fino ad arrivare nell'appartamento che conserva gli arazzi dai cartoni di Raffaello. Un’esplorazione anche materica che dalla pietra dei reperti, passa alla fluidità della pittura arrivando all’ordito degli arazzi.

Partecipando a questa ricerca da casa, famiglie e bambini possono collezionare personaggi e dettagli, ma anche ricevere le istruzioni per creare un teatrino d’ombre nel quale animare le figure di putti mascherati, delle muse oppure partendo dalle storie del mito delle fatiche di Ercole – che avranno modo di ammirare e scoprire – potranno mettere in scena piccole e grandi fatiche dei bambini e degli adulti di oggi per passare dalla mascherina alla maschera.

Su segninonda.org a partire dal 6 febbraio, ore 16:00.
Accesso gratuito, per tutte le età, per famiglie e bambini da 4 anni in su.

carnevale di mantova 2021

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30/01/21

Palazzo Ducale riapre con la gratuità

La Lombardia è zona gialla: riaprono i musei! Palazzo Ducale e Museo Archeologico Nazionale di Mantova riapriranno mercoledì 3 febbraio 2021 nel rispetto delle misure di tutela della salute pubblica.

Ecco quello che c'è da sapere:
- dalla riapertura di mercoledì 3 fino a venerdì 12 febbraio, il biglietto d'ingresso sarà gratuito.
- l'apertura è prevista dal lunedì al venerdi, con chiusura il sabato e la domenica, come disposto dal DPCM del 14 gennaio 2021.
- Non è prevista la prenotazione online per la settimana di gratuità.
Le prenotazioni dal sito vivaticket torneranno possibili a partire da lunedì 15 febbraio 2021.

Ricordatevi che, per la prova della temperatura con termoscanner e per il ritiro del biglietto anche se gratuito, è sempre necessario passare dalla biglietteria unica in piazza Sordello prima di accedere al percorso di visita. 

Vi aspettiamo!

MUSEI APERTI Cornice Mantegna

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22/01/21

CAPOLAVORO DEL RINASCIMENTO TORNA A MANTOVA

Un capolavoro del Rinascimento torna a Palazzo Ducale di Mantova. Si tratta di un arazzo tessuto tra il 1539 e il 1540 su committenza di Federico II, duca della città, recentemente acquistato dal MiBACT per conto dello Stato Italiano grazie all’impegno della Direzione Generale Musei, alla regia di Palazzo Ducale di Mantova e al supporto di Fondazione Palazzo Te. Opera di dimensioni monumentali – alta più di quattro metri e larga circa quattro metri e mezzo – l’arazzo va ad arricchire la già rilevante collezione del museo di Palazzo Ducale con un ulteriore tassello di indiscusso pregio e grande importanza storica. Il soggetto della scena centrale è tratto da un testo classico (le Εἰκόνες di Filostrato, II secolo d.C.) e raffigura Venere spiata da un satiro, con una serie di esuberanti puttini che giocano e animano la vivacissima scena.

La Direzione Generale Musei ha voluto fornire il pieno appoggio a Palazzo Ducale di Mantova nell’acquisizione di questo prestigioso arazzo rinascimentale – sono parole del Prof. Massimo Osanna, direttore generale dei museimantenere il nostro patrimonio artistico sul territorio italiano è uno degli obiettivi del nostro Ministero e siamo felici di poter collocare l’arazzo proprio nel palazzo che fu dei Gonzaga, committenti dell’opera, dove l’estro artistico di Giulio Romano concepì il soggetto della scena e la perizia dell’arazziere fiammingo Nicolas Karcher ne diede forma concreta. Riportare un’opera d’arte all’interno del suo sistema di risonanze storiche e artistiche è il modo migliore per valorizzarla. Un invito ad andare a Mantova in visita, dunque, non appena sarà possibile.

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L’arazzo è una summa che racchiude l’impegno di un grandissimo artista rinascimentale come Giulio Romano, il lavoro del più grande arazziere attivo in Italia a quell’epoca che corrisponde al nome di Nicolas Karcher, un’ispirazione classica e una committenza prestigiosa come quella dei Gonzaga. Un arazzo di queste dimensioni poteva richiedere il lavoro di un’equipe di arazzieri fino a undici persone per circa due anni. Sappiamo che quest’opera fu una sorta di campione delle capacità dell’importante arazziere fiammingo chiamato apposta a Mantova da Federico II Gonzaga per fondare un vero e proprio opificio di arazzeria. Questo tentativo fu realizzato grazie alla collaborazione di Giulio Romano al quale si deve l’invenzione di questa scena: ne conosciamo la gestazione grazie a un disegno preparatorio oggi conservato presso la Devonshire collection a Chartsworth in Inghilterra, e un frammento di cartone policromo che raffigura il dettaglio dei puttini che giocano con una lepre conservato a Parigi presso il Musée du Louvre. L’arazzo è il primo di una serie, completata dal Cardinal Ercole Gonzaga, che fu reggente della città dopo la morte di Federico II Gonzaga avvenuta nel 1540.

Assicurare questo arazzo a Mantova – afferma il direttore di Palazzo Ducale Stefano L’Occasoè un grande risultato, ottenuto a suggello di una complessa trattativa. Voglio esprimere la mia gratitudine anzitutto alla Direzione Generale Musei, ma anche all’impegno della precedente direttrice di Palazzo Ducale Emanuela Daffra e al determinante supporto della Fondazione di Palazzo Te; sono stati di grande aiuto anche il nostro consiglio d’amministrazione e i revisori dei conti. La trattativa si è conclusa solo sotto Natale e oggi una banda di puttini alati e vivacissimi, che dominano la rigogliosa ambientazione naturalistica, prende possesso di Palazzo Ducale. Quei bimbi scatenati lasciano quasi a margine la figura di Venere e il satiro che la spia da dietro il pergolato. Un’immagine voyeuristica, ma anche uno sfoggio erudito, frutto della fervida fantasia di Giulio Romano e reso splendidamente dall’abilità del tessitore. Tutto concorre a fare di questo arazzo un manifesto di quella Età dell’Oro che fu il ducato di Federico II Gonzaga”.

Tanti sono i dettagli che possono essere ammirati all’interno della composizione. I vivacissimi puttini sono raffigurati mentre giocano, litigano, scherzano. Uno è rappresentato nell’intento di togliersi una spina da un piede, una sorta di “putto spinario” di ispirazione classica, altri pescano, scuotono un albero per far cadere le mele, pescano un pesce... si tratta di un ricchissimo, dinamico ed espressivo repertorio di pose all’interno di un’ambientazione naturale rigogliosa e florida.

Questo tessuto, appartenuto certamente ai Gonzaga per almeno tutto il Seicento, riemerse soltanto agli inizi del XX secolo a Vienna. Intorno al 1972 fu segnalato a Londra sul mercato antiquario e fu acquistato dal celebre storico dell’arte Federico Zeri. Fu egli a comprendere l’importanza di quest’opera che fu poi esposta nel 1989 alla grande mostra che si svolse a Mantova su Giulio Romano (a cura di Ernest H. Gombrich e Manfredo Tafuri). Alla morte di Federico Zeri l’arazzo giunse ai suoi eredi e poi al collezionista Raffaele Verolino dal quale è stato acquistato da parte dello Stato Italiano.

Abbiamo affermato che tutta la programmazione culturale di quest’anno di Palazzo Te ispirata al mito di Venere – sottolinea Stefano Baia Curioni, direttore della Fondazione Palazzo Te vuole essere una sorta di lungo augurio di armonia che possa durare tutti e dodici i mesi di questo 2021. Oggi questo augurio diventa una buona notizia concreta: l’acquisto di questo importante arazzo, già esposto in diverse occasioni a Mantova negli anni passati, consente di arricchire il tesoro delle collezioni d’arte della città in maniera permanente. Non possiamo che ringraziare la cura e la diligenza di Palazzo Ducale per aver portato a termine questa importante operazione. L’acquisto è avvenuto anche attraverso il contributo della Fondazione Palazzo Te: siamo stati felici di dare un aiuto agli amici di Palazzo Ducale sia perché il recupero del patrimonio artistico della nostra città è parte piena della nostra missione istituzionale, sia per dare continuità alla nostra reciproca collaborazione che, dopo la mostra di Giulio Romano del 2019 e l’istituzione del biglietto unico “Il cielo in una stanza” (Palazzo Te / Palazzo Ducale / Palazzo D’Arco), ci vedrà lavorare assieme per la mostra sul mito di Venere prevista in primavera.

L’arazzo presenta quindi numerosi motivi d’interesse: per la committenza, per il soggetto, per il nome di Giulio Romano, per l’arazziere che lo realizzò. Per tutti queste ragioni è dunque molto importante che l’arazzo sia tornato a Mantova, laddove fu concepito. È stato un acquisto in trattativa privata, promosso, richiesto e diretto da Palazzo Ducale, ma con la fondamentale partecipazione della Direzione Generale Musei, di un comitato tecnico-scientifico che si è espresso subito favorevolmente all’acquisto e con il prezioso supporto della Fondazione Palazzo Te.

Ho acquisito l’arazzo di Giulio Romano “Venere spiata da un satiro con i puttini” nel 2004 – racconta il collezionista Raffaele Verolinodagli eredi di Federico Zeri; l’opera presentava un grave degrado tessile e cromatico, vi erano dei distacchi e perdite lungo il bordo inferiore, inoltre i colori erano stati in parte coperti da sovrapposizioni di pittura. Tutto questo era già stato evidenziato dal Prof. Nello Forti Grazzini nel catalogo della mostra “Giulio Romano” tenutasi a Palazzo Ducale di Mantova nel 1989, dove l’opera fu esposta. Posso quindi dire che il restauro dell’arazzo è stato una “scommessa”, nessuno si volle accollare l’impegno perché giudicato troppo rischioso ed oneroso. Dopo più di un anno di restauro la scommessa è stata però vinta, il risultato lasciò tutti piacevolmente colpiti in quanto ero riuscito nell'intento di riportare alla luce un’opera fondamentale per la "serie" degli arazzi mantovani, commissionati da Federico II Gonzaga. La prima occasione espositiva fu a Palazzo Te a Mantova nel 2010 per la mostra sugli arazzi dei Gonzaga, “Gli arazzi dei Gonzaga nel Rinascimento” e qui l'opera venne mostrata insieme agli altri arazzi della serie, unico esemplare appartenente ad una galleria privata. Venni poi contattato nel settembre 2018 dall’allora direttore Peter Assmann per averlo, come unico arazzo, nella mostra “Giulio Romano con nuova e stravagante maniera” (6/10/2019 – 6/1/2020) a Palazzo Ducale. Ho accettato volentieri di prestare il mio arazzo a Palazzo Ducale e prima del termine della mostra mi è stata fatta una proposta di acquisto, da me accettata dopo lunga trattativa, conclusasi nel dicembre dell’anno appena trascorso.

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Foto:
© Gian Maria Pontiroli per Fondazione Palazzo Te

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Venere spiata da un satiro, con i puttini, cm 410 × 450 (inventario statale 122.373)
Mantova, manifattura di Nicola Karcher (nato a Bruxelles, notizie a Ferrara dal 1517 (?) – morto a Mantova, 1562). Arazzo in lana e seta (ordito: 6-7 fili per cm), data di esecuzione: 1539-1540; su cartone di Giulio Romano (Roma, 1495 ca. – Mantova 1546).

Grazie al fondamentale contributo di
MiBACT - Direzione Generale Musei

e con il prezioso supporto di
Fondazione Palazzo Te

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15/01/21

UNA NUOVA DONAZIONE PER IL PALAZZO

L’antiquario Gian Pietro Serra lascia alla città di Mantova due importanti donazioni, che vanno ad arricchire le collezioni di Palazzo Ducale.

Con commozione ed enorme piacere doniamo queste due opere alla città di Mantova. In esse troviamo racchiusa l’essenza stessa della vita di nostro padre, il prof. Giovanni Serra, rinomato chirurgo e grande amante dell’arte.” (Gian Pietro e Paolo Serra, 2021)

Il primo manufatto è una scultura che rappresenta una “figura di santo” inquadrata tra due colonne che sostengono un arco carenato. Non conosciamo il nome del santo, possiamo soltanto ipotizzare che la scultura fu eseguita alla fine del Trecento, massimo agli inizi del XV secolo. La formella in pietra, grossa circa 35 per 14 centimetri, è parte dello stesso complesso scultoreo del quale Palazzo Ducale conserva – da oltre un secolo – altri tre frammenti. Si tratta di parti di un monumento medievale donate nel 1869 dal conte Massimiliano Alberigi Quaranta di Torricella alle collezioni del Museo Patrio, poi confluite nel 1915 presso la reggia gonzaghesca. La notizia dell’esistenza di un quarto pezzo dello stesso monumento si diede solamente nel 1985: fu rinvenuto nella corte Tedolda di Villa Saviola e diventò proprietà di Gian Pietro Serra, che ha deciso di donarla al Palazzo Ducale, affinché andasse a completare i resti già lì conservati. Il monumento è un sepolcro funebre di rara tipologia, ossia a pilieri laterali riccamente decorati e figurati, come nella tomba del doge Michele Morosini nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia.

La seconda donazione, convenuta insieme al fratello Paolo, è una scultura di differente provenienza: si tratta di un busto in bronzo del 1980 dell’artista contemporaneo Aldo Falchi, nato a Sabbioneta nel 1935 e da poco scomparso (2019); la sua opera più celebre è il Rigoletto in bronzo posto proprio nella casa omonima in piazza Sordello. L’opera donata ritrae il dott. Giovanni Serra (1893-1975), a lungo attivo presso l’Ospedale Carlo Poma di Mantova. Per questo motivo la Direzione di Palazzo Ducale ha deciso, con il consenso e la collaborazione dell’Istituto sanitario, di esporlo proprio all’interno dell’ospedale.

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In alto, le due donazioni di Gian Pietro Serra (il frammento del Monumento Trecentesco e il busto di Giovanni Serra). Di seguito le immagini dei tre frammenti dello stesso monumento trecentesco già presenti nelle collezioni di Palazzo Ducale:

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Di seguito:
Monumento funebre di Michele Morosini (1308-1382), 61° Doge della Repubblica di Venezia
Figura giacente del Doge è opera dei fratelli Dalle Masegne
(nota: i quattro frammenti della collezione del Ducale erano parte di un monumento probabilmente molto simile)
Foto di Didier Descouens, su licenza Creative Commons

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07/01/21

Oltre 100 abbonamenti per Palazzo Ducale

La campagna di abbonamenti annuali della reggia gonzaghesca - nonostante la pandemia - ha raggiunto e superato abbondantemente quota cento. Non era mai successo che così tante persone scegliessero, nel periodo natalizio, di acquistare o regalare ai loro cari un pass valido 365 giorni per poter visitare Palazzo Ducale di Mantova. Sostenere la cultura in questo momento difficile di emergenza sanitaria non è solo un bel gesto, ma rispecchia un senso di responsabilità civile e coesione sociale che merita più di un elogio: un'azione utile e concreta che consente di visitare tutte le volte che si vuole uno dei complessi monumentali più grandi d'Europa. Tutto lo staff di Palazzo Dcuale desidera pertanto ringraziare sentitamente tutti coloro - mantovani e non - che hanno deciso di supportare e anche solo diffondere questa nostra iniziativa.

Con l'auspicio di riaccogliervi presto nelle nostre sale, un cordiale augurio di buon anno!

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22/12/20

Leonardo Sciascia e Mantova

Nei Fatti diversi di storia letteraria e civile – raccolta di saggi edita nel 1989 – Leonardo Sciascia sviluppa un’accurata analisi critica del Fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello. E arriva a citare, in un curioso passaggio, una ricerca di personaggio a noi ben noto: si tratta dell’ex-bibliotecario Gilberto Scuderi della Biblioteca Teresiana di Mantova. Perché? Gilberto nel 1984 si era preso la briga di verificare l’effettiva esistenza di due misteriosi libri citati da Pirandello nell’opera in questione. Uno dei due, in particolare, intitolato Vita e morte di Faustino Materucci, benedettino di Polirone, che taluni chiamano beato era dato per edito a Mantova nel 1625. Gilberto, dopo varie ricerche, giunse alla conclusione che il libro – divenuto nel frattempo una sorta di “Sacro Graal” dei bibliofili antiquari di allora – in realtà non esisteva. Era semplicemente un parto dell’inventiva pirandelliana: una sorta di “scherzo” del grande scrittore siciliano, che Sciascia, da attento critico letterario, ci racconta con compiaciuto sarcasmo, citando la ricerca del nostro Gilberto.

Ma c’è dell’altro. Giunto a questa conclusione, Scuderi – forse irritato dalla burla che gli costò qualche settimana di inutili ricerche o forse divertendosi a sviluppare quella simpatica invenzione – creò una sorta di frontespizio falso del volume. Per una serie di equivoci, tale copia del frontespizio fu pubblicata sulla “rivistina” dell’Ente del Turismo di Mantova. Quella pubblicazione “fortuita” fu notata da un bibliofilo svizzero, di nome Fiorenzo Bernasconi che, forse scosso dalla troppa euforia, prese per vero il frontespizio falso di Gilberto. Bernasconi, convinto di avere tra le mani un vero e proprio scoop, pubblicò un articolo sulla rivista bibliofila L’Esopo dichiarando vittoriosamente di aver finalmente individuato una copia del rarissimo volume mantovano, con tanto di sentito ringraziamento al Sig. Scuderi per averlo, a suo dire, scovato.

In occasione del centenario della nascita di Leonardo Sciascia (8 gennaio 1921 – 20 novembre 1989) decidiamo dunque di raccontarvi questa storia: avendo noi la fortuna di conoscere Gilberto come collaboratore della “Gazzetta di Mantova”, inoltre, decidiamo per una volta di scambiarci i ruoli: saremo noi di Palazzo Ducale - nella persona del direttore Stefano L'Occaso - a intervistare lui, per fargli qualche domanda su questa curiosa e divertente vicenda.

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Ciao Gilberto, raccontaci di questa incredibile vicenda. Come ti è venuto in mente di approfondire l’esistenza del libro Vita e morte di Faustino Materucci, benedettino di Polirone, che taluni chiamano beato, dato da Pirandello per edito a Mantova nel 1625?

Sono passati trentasei anni. Chi si ricorda. Certamente per curiosità. E perché sono mezzo siciliano. Mio padre era di laggiù. E mia madre di quassù. E perché ero e sono “sciasciano”, così come Sciascia era stendhaliano, e per la proprietà transitiva lo sono anch’io, un po’. Ricordo che dopo avere letto Il fu Mattia Pascal in edizione Oscar Mondadori, sfuggendo alla ferrea disciplina del direttore della Biblioteca Teresiana, il dottor Giancarlo Schizzerotto, andai furtivamente allo schedario (ancora non c’erano i computer) a cercare la schedina della seicentina, che non poteva mancare. E invece mancava. Ho detto “furtivamente” perché fare questa ricerca era un mio “interesse privato”, non rientrava nei miei doveri d’ufficio, ovvero di catalogare libri moderni e di fare il catalogo delle riviste senza perdere un secondo.

Come hai fatto a essere così sicuro che il libro in realtà fosse un’invenzione di Pirandello?

Non c’era la scheda dell’opera del 1625. E poi quel “che taluni chiamano beato” aveva e ha tutta l’aria di una presa in giro. Sarebbe bello se qualcuno scoprisse che la Vita e morte di Faustino esiste davvero.

Leonardo Sciascia ti cita nei Fatti diversi di storia letteraria e civile con tanto di nome e cognome. Come ha fatto il grande scrittore siciliano a scoprire la tua ricerca?

Vado a memoria, e la memoria inganna. Rischio, per fare bella figura, di dire falsa testimonianza, che è peccato e reato. Posso dire che il mio articolo, pubblicato sulla rivistina La Cervetta, arrivò in via San Giovanni sul muro, a Milano, tramite interessamento di un mio amico di Reggio Emilia, per prenderla alla lunga. Per via breve, inviai a Sciascia il malloppo (La Cervetta più L’Esopo), cosa di cui, se fosse vera, mi vergognerei. E lui, senza dirmi niente, provvide al seguito. L’articolo di Sciascia apparve sul quotidiano di Torino “La Stampa”, senza che io me ne accorgessi. Ad avvisarmi, dopo giorni, fu un professore di Varese, preside di facoltà all’Università di Verona, che si congratulava con me. Così capii ciò che già sapevo, ma portato alle sue estreme conseguenze. Dovevo immaginarlo, che Sciascia non avrebbe resistito a raccontare una storia “pirandelliana”, per quanto piccola e marginale. Poi l’articolo fu accolto, nel 1989 dall’editore Sellerio, nei Fatti diversi di storia letteraria e civile. Storia civile, di civiltà.

Il tuo frontespizio “falso” ha ingannato qualche ricercatore bibliofilo, a quanto pare. Più divertito o più pentito? Come ti è venuto in mente di fare quel frontespizio?

Mah. Tutt’e due. Da un lato, quello buono, mi dispiacque, non potevo credere che qualcuno potesse avere abboccato allo scherzo, che era evidentissimo. Scrissi o telefonai allo studioso svizzero, che mi disse di non preoccuparmi, che non era una cosa grave. Cos’altro poteva dirmi? Dal lato meno buono, vedevo che tutti si divertivano e quindi anch’io me la godei, con senso di colpa. Come mi venne in mente di comporre con i “trasferelli” il falso frontespizio? Credo per soddisfare il desiderio di creare qualcosa. Così è se vi pare.

Nella storia della letteratura ricorrono i “libri falsi”. Sciascia cita il settimo volume dell’Enciclopedia di tale Tlön Uqbar, Orbis Tertius, inventato da Borges. Ma si potrebbe ricordare il Necronomicon di H. P. Lovecraft, che molti suoi “fan” ancora oggi credono esista. Dopotutto, talvolta è bello credere in qualcosa che accende la nostra immaginazione, piuttosto che arrendersi alla “banale” realtà…

Il paragone con Borges esaltò il mio Io. Borges e io siamo nati lo stesso giorno, il 24 agosto. Lui prima. È così. Quelle là sono fake news, che tali non sono. Meno male che ci sono queste “inesistenze”, che – salvo eccezioni – non fanno granché male. Anzi è più il bene che fanno, che non il male. Qui non parliamo della Donazione di Costantino né dei Protocolli dei Savi di Sion.

L’espediente può avere qualche connessione con il trattato tradotto da Giuseppe Vella, Il Consiglio d’Egitto, titolo di un romanzo dello stesso Sciascia? Non ti sembra buffa l’omofonia con quel Valla che invece si era impegnato con critica acribia nell’identificazione di un altro grande falso?

Certo è buffo. Ma qui andiamo sul difficile. Comunque a me quel Lorenzo Valla piace da morire (vedilo, non nominato, tra le righe nella mia risposta qui sopra al punto precedente). Possedevo le sue opere. Poi le ho regalate a un mio amico bibliofilo. Smascherare i falsi è cosa buona e giusta… Pirandello ha creato un falso: Vita di Faustino Materucci… Però, in fin dei conti, che prove ci sono della sua falsità? La mancanza di una scheda in uno schedario è sufficiente come prova? Ammettiamo per un attimo che sia esistito uno come il commissario Carvalho, che dopo avere letto i libri li bruciava… Sfuggito alle cure di don Eligio Pellegrinotto nella biblioteca comunale di Miragno (inventata da Pirandello a immagine della Lucchesiana di Girgenti), il Materucci non potrebbe essere finito al rogo?

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Per le foto in bianco e nero in questo articolo:
© Foto di Nino Catalano - si ringrazia la Fondazione Leonardo Sciascia per la collaborazione
In testa: Leonardo Sciascia in campagna, alla Noce.
La seconda foto: alla Noce con Gesualdo Bufalino e i nipoti Fabrizio e Vito.
La terza e la quarta foto, qui sopra affiancate: a Caltabellotta con Matteo Collura e alla Noce con la moglie, la figlia Annamaria e i nipoti Fabrizio e Vito.

Qui sotto, una foto di Gilberto Scuderi:

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