15/01/21

UNA NUOVA DONAZIONE PER IL PALAZZO

L’antiquario Gian Pietro Serra lascia alla città di Mantova due importanti donazioni, che vanno ad arricchire le collezioni di Palazzo Ducale.

Con commozione ed enorme piacere doniamo queste due opere alla città di Mantova. In esse troviamo racchiusa l’essenza stessa della vita di nostro padre, il prof. Giovanni Serra, rinomato chirurgo e grande amante dell’arte.” (Gian Pietro e Paolo Serra, 2021)

Il primo manufatto è una scultura che rappresenta una “figura di santo” inquadrata tra due colonne che sostengono un arco carenato. Non conosciamo il nome del santo, possiamo soltanto ipotizzare che la scultura fu eseguita alla fine del Trecento, massimo agli inizi del XV secolo. La formella in pietra, grossa circa 35 per 14 centimetri, è parte dello stesso complesso scultoreo del quale Palazzo Ducale conserva – da oltre un secolo – altri tre frammenti. Si tratta di parti di un monumento medievale donate nel 1869 dal conte Massimiliano Alberigi Quaranta di Torricella alle collezioni del Museo Patrio, poi confluite nel 1915 presso la reggia gonzaghesca. La notizia dell’esistenza di un quarto pezzo dello stesso monumento si diede solamente nel 1985: fu rinvenuto nella corte Tedolda di Villa Saviola e diventò proprietà di Gian Pietro Serra, che ha deciso di donarla al Palazzo Ducale, affinché andasse a completare i resti già lì conservati. Il monumento è un sepolcro funebre di rara tipologia, ossia a pilieri laterali riccamente decorati e figurati, come nella tomba del doge Michele Morosini nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia.

La seconda donazione, convenuta insieme al fratello Paolo, è una scultura di differente provenienza: si tratta di un busto in bronzo del 1980 dell’artista contemporaneo Aldo Falchi, nato a Sabbioneta nel 1935 e da poco scomparso (2019); la sua opera più celebre è il Rigoletto in bronzo posto proprio nella casa omonima in piazza Sordello. L’opera donata ritrae il dott. Giovanni Serra (1893-1975), a lungo attivo presso l’Ospedale Carlo Poma di Mantova. Per questo motivo la Direzione di Palazzo Ducale ha deciso, con il consenso e la collaborazione dell’Istituto sanitario, di esporlo proprio all’interno dell’ospedale.

---

In alto, le due donazioni di Gian Pietro Serra (il frammento del Monumento Trecentesco e il busto di Giovanni Serra). Di seguito le immagini dei tre frammenti dello stesso monumento trecentesco già presenti nelle collezioni di Palazzo Ducale:

03a low

04 low

05 low

Di seguito:
Monumento funebre di Michele Morosini (1308-1382), 61° Doge della Repubblica di Venezia
Figura giacente del Doge è opera dei fratelli Dalle Masegne
(nota: i quattro frammenti della collezione del Ducale erano parte di un monumento probabilmente molto simile)
Foto di Didier Descouens, su licenza Creative Commons

06 low

Leggi tutto...
07/01/21

Oltre 100 abbonamenti per Palazzo Ducale

La campagna di abbonamenti annuali della reggia gonzaghesca - nonostante la pandemia - ha raggiunto e superato abbondantemente quota cento. Non era mai successo che così tante persone scegliessero, nel periodo natalizio, di acquistare o regalare ai loro cari un pass valido 365 giorni per poter visitare Palazzo Ducale di Mantova. Sostenere la cultura in questo momento difficile di emergenza sanitaria non è solo un bel gesto, ma rispecchia un senso di responsabilità civile e coesione sociale che merita più di un elogio: un'azione utile e concreta che consente di visitare tutte le volte che si vuole uno dei complessi monumentali più grandi d'Europa. Tutto lo staff di Palazzo Dcuale desidera pertanto ringraziare sentitamente tutti coloro - mantovani e non - che hanno deciso di supportare e anche solo diffondere questa nostra iniziativa.

Con l'auspicio di riaccogliervi presto nelle nostre sale, un cordiale augurio di buon anno!

Leggi tutto...
22/12/20

Leonardo Sciascia e Mantova

Nei Fatti diversi di storia letteraria e civile – raccolta di saggi edita nel 1989 – Leonardo Sciascia sviluppa un’accurata analisi critica del Fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello. E arriva a citare, in un curioso passaggio, una ricerca di personaggio a noi ben noto: si tratta dell’ex-bibliotecario Gilberto Scuderi della Biblioteca Teresiana di Mantova. Perché? Gilberto nel 1984 si era preso la briga di verificare l’effettiva esistenza di due misteriosi libri citati da Pirandello nell’opera in questione. Uno dei due, in particolare, intitolato Vita e morte di Faustino Materucci, benedettino di Polirone, che taluni chiamano beato era dato per edito a Mantova nel 1625. Gilberto, dopo varie ricerche, giunse alla conclusione che il libro – divenuto nel frattempo una sorta di “Sacro Graal” dei bibliofili antiquari di allora – in realtà non esisteva. Era semplicemente un parto dell’inventiva pirandelliana: una sorta di “scherzo” del grande scrittore siciliano, che Sciascia, da attento critico letterario, ci racconta con compiaciuto sarcasmo, citando la ricerca del nostro Gilberto.

Ma c’è dell’altro. Giunto a questa conclusione, Scuderi – forse irritato dalla burla che gli costò qualche settimana di inutili ricerche o forse divertendosi a sviluppare quella simpatica invenzione – creò una sorta di frontespizio falso del volume. Per una serie di equivoci, tale copia del frontespizio fu pubblicata sulla “rivistina” dell’Ente del Turismo di Mantova. Quella pubblicazione “fortuita” fu notata da un bibliofilo svizzero, di nome Fiorenzo Bernasconi che, forse scosso dalla troppa euforia, prese per vero il frontespizio falso di Gilberto. Bernasconi, convinto di avere tra le mani un vero e proprio scoop, pubblicò un articolo sulla rivista bibliofila L’Esopo dichiarando vittoriosamente di aver finalmente individuato una copia del rarissimo volume mantovano, con tanto di sentito ringraziamento al Sig. Scuderi per averlo, a suo dire, scovato.

In occasione del centenario della nascita di Leonardo Sciascia (8 gennaio 1921 – 20 novembre 1989) decidiamo dunque di raccontarvi questa storia: avendo noi la fortuna di conoscere Gilberto come collaboratore della “Gazzetta di Mantova”, inoltre, decidiamo per una volta di scambiarci i ruoli: saremo noi di Palazzo Ducale - nella persona del direttore Stefano L'Occaso - a intervistare lui, per fargli qualche domanda su questa curiosa e divertente vicenda.

img868 low

---

Ciao Gilberto, raccontaci di questa incredibile vicenda. Come ti è venuto in mente di approfondire l’esistenza del libro Vita e morte di Faustino Materucci, benedettino di Polirone, che taluni chiamano beato, dato da Pirandello per edito a Mantova nel 1625?

Sono passati trentasei anni. Chi si ricorda. Certamente per curiosità. E perché sono mezzo siciliano. Mio padre era di laggiù. E mia madre di quassù. E perché ero e sono “sciasciano”, così come Sciascia era stendhaliano, e per la proprietà transitiva lo sono anch’io, un po’. Ricordo che dopo avere letto Il fu Mattia Pascal in edizione Oscar Mondadori, sfuggendo alla ferrea disciplina del direttore della Biblioteca Teresiana, il dottor Giancarlo Schizzerotto, andai furtivamente allo schedario (ancora non c’erano i computer) a cercare la schedina della seicentina, che non poteva mancare. E invece mancava. Ho detto “furtivamente” perché fare questa ricerca era un mio “interesse privato”, non rientrava nei miei doveri d’ufficio, ovvero di catalogare libri moderni e di fare il catalogo delle riviste senza perdere un secondo.

Come hai fatto a essere così sicuro che il libro in realtà fosse un’invenzione di Pirandello?

Non c’era la scheda dell’opera del 1625. E poi quel “che taluni chiamano beato” aveva e ha tutta l’aria di una presa in giro. Sarebbe bello se qualcuno scoprisse che la Vita e morte di Faustino esiste davvero.

Leonardo Sciascia ti cita nei Fatti diversi di storia letteraria e civile con tanto di nome e cognome. Come ha fatto il grande scrittore siciliano a scoprire la tua ricerca?

Vado a memoria, e la memoria inganna. Rischio, per fare bella figura, di dire falsa testimonianza, che è peccato e reato. Posso dire che il mio articolo, pubblicato sulla rivistina La Cervetta, arrivò in via San Giovanni sul muro, a Milano, tramite interessamento di un mio amico di Reggio Emilia, per prenderla alla lunga. Per via breve, inviai a Sciascia il malloppo (La Cervetta più L’Esopo), cosa di cui, se fosse vera, mi vergognerei. E lui, senza dirmi niente, provvide al seguito. L’articolo di Sciascia apparve sul quotidiano di Torino “La Stampa”, senza che io me ne accorgessi. Ad avvisarmi, dopo giorni, fu un professore di Varese, preside di facoltà all’Università di Verona, che si congratulava con me. Così capii ciò che già sapevo, ma portato alle sue estreme conseguenze. Dovevo immaginarlo, che Sciascia non avrebbe resistito a raccontare una storia “pirandelliana”, per quanto piccola e marginale. Poi l’articolo fu accolto, nel 1989 dall’editore Sellerio, nei Fatti diversi di storia letteraria e civile. Storia civile, di civiltà.

Il tuo frontespizio “falso” ha ingannato qualche ricercatore bibliofilo, a quanto pare. Più divertito o più pentito? Come ti è venuto in mente di fare quel frontespizio?

Mah. Tutt’e due. Da un lato, quello buono, mi dispiacque, non potevo credere che qualcuno potesse avere abboccato allo scherzo, che era evidentissimo. Scrissi o telefonai allo studioso svizzero, che mi disse di non preoccuparmi, che non era una cosa grave. Cos’altro poteva dirmi? Dal lato meno buono, vedevo che tutti si divertivano e quindi anch’io me la godei, con senso di colpa. Come mi venne in mente di comporre con i “trasferelli” il falso frontespizio? Credo per soddisfare il desiderio di creare qualcosa. Così è se vi pare.

Nella storia della letteratura ricorrono i “libri falsi”. Sciascia cita il settimo volume dell’Enciclopedia di tale Tlön Uqbar, Orbis Tertius, inventato da Borges. Ma si potrebbe ricordare il Necronomicon di H. P. Lovecraft, che molti suoi “fan” ancora oggi credono esista. Dopotutto, talvolta è bello credere in qualcosa che accende la nostra immaginazione, piuttosto che arrendersi alla “banale” realtà…

Il paragone con Borges esaltò il mio Io. Borges e io siamo nati lo stesso giorno, il 24 agosto. Lui prima. È così. Quelle là sono fake news, che tali non sono. Meno male che ci sono queste “inesistenze”, che – salvo eccezioni – non fanno granché male. Anzi è più il bene che fanno, che non il male. Qui non parliamo della Donazione di Costantino né dei Protocolli dei Savi di Sion.

L’espediente può avere qualche connessione con il trattato tradotto da Giuseppe Vella, Il Consiglio d’Egitto, titolo di un romanzo dello stesso Sciascia? Non ti sembra buffa l’omofonia con quel Valla che invece si era impegnato con critica acribia nell’identificazione di un altro grande falso?

Certo è buffo. Ma qui andiamo sul difficile. Comunque a me quel Lorenzo Valla piace da morire (vedilo, non nominato, tra le righe nella mia risposta qui sopra al punto precedente). Possedevo le sue opere. Poi le ho regalate a un mio amico bibliofilo. Smascherare i falsi è cosa buona e giusta… Pirandello ha creato un falso: Vita di Faustino Materucci… Però, in fin dei conti, che prove ci sono della sua falsità? La mancanza di una scheda in uno schedario è sufficiente come prova? Ammettiamo per un attimo che sia esistito uno come il commissario Carvalho, che dopo avere letto i libri li bruciava… Sfuggito alle cure di don Eligio Pellegrinotto nella biblioteca comunale di Miragno (inventata da Pirandello a immagine della Lucchesiana di Girgenti), il Materucci non potrebbe essere finito al rogo?

img833 low u

Per le foto in bianco e nero in questo articolo:
© Foto di Nino Catalano - si ringrazia la Fondazione Leonardo Sciascia per la collaborazione
In testa: Leonardo Sciascia in campagna, alla Noce.
La seconda foto: alla Noce con Gesualdo Bufalino e i nipoti Fabrizio e Vito.
La terza e la quarta foto, qui sopra affiancate: a Caltabellotta con Matteo Collura e alla Noce con la moglie, la figlia Annamaria e i nipoti Fabrizio e Vito.

Qui sotto, una foto di Gilberto Scuderi:

20201222 150207 m lo

Leggi tutto...
22/12/20

Buone feste

Da parte di tutto lo staff di Palazzo Ducale, i nostri migliori auguri di buone feste e felice anno nuovo.
Con l'auspicio che il 2021 sia un anno di grande rilancio per tutti.

A presto!

PD Xmas 2020 b

Leggi tutto...
18/12/20

Scuola a distanza: una lezione al museo

La didattica a distanza avrà dei limiti ma ogni cosa negativa possiede pur sempre delle occasioni da sfruttare, basta metterci un po’ di creatività. Deve aver pensato a questo il professore di italiano e storia dell’Istituto Tecnico Economico e Tecnologico Mantegna di Mantova, che ha chiesto a Palazzo Ducale di tenere una giornata di lezione dalle sale della reggia. D’altronde, se spostare l’intera classe in gita al museo in tempi di covid non è possibile, nulla impedisce al docente di farsi “moderno Virgilio” e condurre con il proprio smartphone intere classi proprio laddove l’oggetto della propria lezione – la storia appunto – è magnificamente tangibile.

Nonostante la chiusura, Palazzo Ducale ha accolto favorevolmente la proposta del prof. Simone Grassetto e ha programmato, per la mattinata di venerdì 18 dicembre, una vera e propria video lezione itinerante: gli alunni di prima e quinta dell’indirizzo economico dell’istituto, collegati da casa tramite la piattaforma meet, hanno l’opportunità di seguire una lezione assolutamente speciale, osservando gli splendidi ambienti, gli affreschi e le opere d’arte della reggia gonzaghesca presentate dal professore collegato via smartphone.

Alla lezione partecipa anche lo staff di Palazzo Ducale, con un breve saluto del direttore Stefano L’Occaso e un intervento della Funzionaria Storica dell’Arte Michela Zurla che, dall’appartamento di Isabella d’Este in Corte Vecchia, introdurrà i ragazzi allo studio delle fonti storiche e artistiche presentando il personaggio della marchesa e la sua attività collezionistica.

La lezione prosegue verso la Sala di Troia, affrontando il tema della potente narrazione concepita da Giulio Romano che racconta con grande pathos alcuni episodi dell’Iliade di Omero. La mattinata si conclude nella Sala del Labirinto, sfondo ideale della lezione dedicata a Gabriele D’Annunzio, che visitò quella sala nel primo decennio del XIX secolo e dalla quale trasse ispirazione per il titolo del suo romanzo “Forse che sì, forse che no”.

Una bella idea, dunque, che la direzione di Palazzo Ducale si augura possa ripetersi in collaborazione con l’attività didattica di altre istituzioni scolastiche locali e nazionali, seguendo la propria mission di promozione della conoscenza del patrimonio culturale e contribuendo alla formazione delle nuove generazioni.

DSC 1410 u low

Leggi tutto...
14/12/20

UN PREZIOSO ALTARE TORNA A PIEVE DI CORIANO

Un’altra significativa operazione culturale viene portata a compimento da Palazzo Ducale di Mantova grazie alla collaborazione con la Scuola di Restauro degli Istituti Santa Paola e la Parrocchia dell’Assunzione della Beata Vergine Maria di Pieve di Coriano, Diocesi di Mantova. Il prezioso altare ligneo, venduto dalla parrocchia nel 1932 alla Soprintendenza e custodito presso la reggia gonzaghesca fino ai giorni nostri, è stato ricollocato nel luogo per il quale fu originariamente concepito tra Cinque e Seicento, ovvero all’interno della Chiesa della Beata Vergine di Pieve di Coriano, tornando a inquadrare l’affresco della Madonna con il Bambino tra i santi Sebastiano e Rocco.

Risale allo scorso 11 novembre 2020 la firma dell’accordo di concessione con il quale Palazzo Ducale cede l’opera alla parrocchia in uso gratuito e senza limite di tempo, fermo restando la proprietà dello Stato. Gli oneri per il trasporto sono stati a cura degli Istituti Santa Paola che, dal 2014 fino agli scorsi mesi, si sono occupati di effettuarne il restauro. Lo staff tecnico di Palazzo Ducale, previa autorizzazione della Soprintendenza, si è impegnato inoltre a garantire il supporto necessario per le operazioni di messa in opera e a fornire un utile vademecum con le informazioni fondamentali per la manutenzione del bene, che la parrocchia si assicura di mettere in pratica per la tutela dell’opera. Il trasporto e il montaggio si sono conclusi in questi giorni.

20201211 161416 m low

“La Diocesi di Mantova è grata alla direzione di Palazzo Ducale – afferma Don Stefano Savoia, Direttore dell'Ufficio Beni Culturali, Edilizia di Culto, Arte Sacra della Diocesi di Mantova – per aver portato a compimento questa importante operazione di valorizzazione culturale. La Parrocchia di Pieve di Coriano ha accolto con entusiasmo il ritorno del prezioso bene artistico, sottoposto a un delicato e paziente lavoro di restauro nel Laboratorio dell’Istituto Santa Paola. La chiesa “matildica” di Pieve, una delle più importanti del territorio, così come la ammiriamo oggi è frutto di un radicale intervento di restauro stilistico all’inizio del secolo scorso. Per mettere in luce le strutture romaniche è stata spogliata di quasi tutti gli arredi rinascimentali e barocchi, in gran parte ceduti ad altre chiese e allo Stato. I tempi sono cambiati e i principi di conservazione e fruizione dei beni culturali riconoscono che un’opera d’arte è decisamente più apprezzabile nel contesto di origine, soprattutto se di carattere religioso. Siamo inoltre grati al Ministero per i Beni Culturali che – attraverso le sue istituzioni e i suoi funzionari presenti nel territorio – esprime fiducia alle comunità parrocchiali e ne accompagna la crescita culturale”.

L’altare è costituito da un basamento dal quale si slanciano due eleganti paraste che sostengono un’arcata a tutto sesto, sormontata da una trabeazione finemente lavorata. Diverse figure e motivi vegetali affollano l’elaborato programma decorativo dell’opera. Le vicende storiche sull’altare sono state ricostruite da Stefano L’Occaso che attraverso un’accurata ricerca racconta come, nel 1932, il parroco don Alfredo Azzoni decise di vendere alcuni altari della chiesa, trovandosi in bisogno di mezzi per portare a termine la costruzione del campanile. Il parroco ottenne anzitutto il nulla osta dalla Curia e pose quindi in vendita le opere. Fu così che due altari e un dipinto furono acquistati nel 1932 dalla Soprintendenza: uno di essi è proprio quello ligneo del XVI-XVII secolo di cui parliamo, fotografie d’archivio ne presentano l’originaria collocazione in chiesa. Dopo il trasporto in Palazzo Ducale, i due altari e il dipinto furono esposti nell’appartamento di Guastalla (palazzo del Capitano) e, intorno al 1940, furono restaurati, per poi essere conservati – da prima del 1960 – in un deposito di fianco al Corridoio dei Fauni. Il dipinto è una Annunciazione (inv. st. 681, copia da Maarten de Vos, ca. 1580-1600) e si conserva ancora oggi in Palazzo Ducale, esposto nella galleria di Santa Barbara.

0102 low

L’ancona lignea del nostro altare (inv. Statale 397) come detto incorniciava l’affresco raffigurante la Madonna con il Bambino tra i santi Sebastiano e Rocco, opera di anonimo della fine del sec. XVI. Nel 2014 l’altare fu dato in restauro agli Istituti Santa Paola, sotto la direzione tecnica interna della prof.ssa Anna Comoretto, docente di restauro della scuola; l’ottimo restauro si è concluso a settembre 2020 dopo diversi anni di lavoro e ha rappresentato una preziosa risorsa anche didattica per la formazione dei futuri tecnici del restauro e restauratori. Si sono pertanto realizzate le condizioni affinché l’affresco tornasse a essere ornato dal prezioso altare, per ricomporre la storia interrotta dalla vendita del 1932. La scarsissima bibliografia sull’altare ne ha posto la cronologia a cavallo tra XVI e XVII secolo (M.G. Grassi, Gli arredi lignei e l’intaglio negli edifici religiosi di Mantova e del Mantovano, in “Arte lombarda”, 42-43, 1975, pp. 97-112: 108) e ne ha ricostruito le vicende antiche e moderne (S. L’Occaso, Museo di palazzo Ducale di Mantova. Catalogo generale delle collezioni inventariate. Dipinti fino al XIX secolo, Mantova 2011, p. 219).

Leggi tutto...
09/12/20

L'Abbonamento annuale a un prezzo speciale

I musei statali sono chiusi per tutelare la salute pubblica in questa fase di emergenza sanitaria, ma l'anno prossimo riapriranno e sarà possibile visitarli, apprezzandone nuovamente la straordinaria bellezza. E' per questo che decidiamo - con l'iniziativa "Palazzo Ducale è casa mia" - di mettere a disposizione l’abbonamento annuale per l'ingresso a Palazzo Ducale di Mantova al prezzo speciale di 20 euro, fino al 31 dicembre 2020.

Un modo per sostenere il patrimonio culturale italiano e fare un prezioso regalo - valido per 365 giorni - a chi vogliamo bene.

Puoi regalare l'abbonamento annuale a Palazzo Ducale di Mantova qui

Leggi tutto...
02/12/20

Giornata internazionale delle persone con disabilità

«Preferiamo di gran lunga un nano che si dà da fare a un gigante addormentato»: come non essere d'accordo con Agamennone che, nella tragedia shakespeariana Troilo e Cressida, pronuncia questa frase? La ricorrenza di giovedì 3 dicembre - Giornata Internazionale delle persone con disabilità - ci porta a riflettere su questo tema e sul suo corollario, quello della "diversità". Un museo, in quanto luogo di cultura, ha il compito di incentivare la sensibilità, la profondità di pensiero e l'inclusività sociale.

Per contribuire a questa "missione civile", Palazzo Ducale ha avviato una piccola ma preziosa collaborazione con l'Associazione IXdeae per la realizzazione di un video con protagonista la storica dell'arte Francesca Moscardo che ci condurrà in un viaggio attraverso un capitolo curioso e nascosto dell'arte del Rinascimento. Siete pronti? Buona visione!

Giovedì 3 dicembre 2020
Giornata internazionale delle persone con disabilità
AAA Atipiche Altezze Artistiche

“Preferiamo di gran lunga un nano che si dà da fare a un gigante addormentato”
(William Shakespeare, Troilo e Cressida)

Progetto ideato e curato da
Mirko Gragnato - Associazione IXDeae

in collaborazione con
Palazzo Ducale di Mantova, MiBACT

Francesca Moscardo
storica dell’arte e autrice di Nanabianca Blog

Francesca Parisi
assistente riprese video

---

748eb43b 32ee 4b42 9667 6caf1d2a3ac7

Leggi tutto...
30/11/20

Una introduzione a Palazzo Ducale

La secolare storia della reggia gonzaghesca è stata condensata in un breve video in lingua inglese, realizzato a cura dello staff di Palazzo Ducale. Abbiamo ritenuto importante realizzare uno strumento rivolto a un pubblico internazionale che consenta, in estrema sintesi e con la dovuta chiarezza, di capire l'importanza di uno dei complessi monumentali più grandi d'Europa. Abbiamo pensato ai numerosi turisti che - fino all'anno scorso - affollavano il nostro museo e cercato un modo per continuare ad avere con loro un filo continuo, un rapporto durevole. Senza dimenticare naturalmente i visitatori italiani e mantovani che animano il palazzo con più assiduità, i quali possono seguire le attività del museo su questo sito e sui relativi social con maggiore facilità.

Vi chiediamo di aiutarci a diffondere il video, condividendolo con tutti vostri amici e conoscenti, nell'augurio di rendere tutti partecipi della straordinaria meraviglia di Palazzo Ducale di Mantova.

Buona visione!

---

An introduction to the Ducal Palace in Mantova
Durata: 10 minutes
curatela scientifica: Stefano L'Occaso
voce narrante: Flavia Victoria Hayes

Leggi tutto...
26/11/20

CINQUE CORALI MINIATI TORNANO ALLA DIOCESI

Palazzo Ducale di Mantova dà il via a un’importante operazione di restituzione che ha i tratti di un romanzo giallo. La storia inizia nel 1913, quando il celebre Messale di Barbara di Brandeburgo del Duomo di Mantova fu depositato in Palazzo Ducale, a seguito del furto di alcune pagine, poi recuperate e ricongiunte al codice nel 1935. Il Messale è un celebre capolavoro della miniatura del XV secolo: fu iniziato da Belbello da Pavia e concluso da Girolamo da Cremona, a segnare il passaggio dalla Mantova tardogotica alla cultura rinascimentale. Fu lo stesso Andrea Mantegna, infatti, a suggerire il nome di Girolamo per terminare l’opera.

Il Messale fu restituito alla Curia nel 1983. Ciò che non si sapeva era che entro il 1913 era stata tentata la vendita di altri corali appartenenti al Capitolo della Cattedrale, che furono anch’essi depositati l’anno successivo presso Palazzo Ducale. All’epoca, come ora, il monumento serviva anche da deposito in sicurezza di opere d’arte del territorio. Lo scoppio della prima guerra mondiale dovette contribuire all’oblio della vicenda, lasciando i preziosi corali depositati a Palazzo Ducale fino ad oggi. Ritrovati e ricostruita per sommi capi la loro storia, le cinque voluminose opere librarie si apprestano a tornare al loro legittimo proprietario.

IMG 20201014 144104 m low

«La vicenda dei cinque Corali – spiega il Direttore di Palazzo Ducale, Stefano L’Occaso – era in larga misura misteriosa: ne conoscevo i tratti salienti da pochi anni, ma ci mancavano alcuni dati essenziali per ricostruirne la storia. I corali sono meravigliosi, portano miniature dei secoli XIV e XV; uno ipotizzo che possa essere stato decorato agli inizi del Trecento da un artista già di cultura giottesca; un altro reca miniature del Trecento avanzato; due furono realizzati per il cardinale Francesco Gonzaga – vi compare il suo stemma – da un miniatore milanese, Erasmo Della Strada. Sarà necessario studiarli con attenzione, sono esattamente come ci sono stati consegnati nel 1914. A fare luce su questo “cold case” ci sta aiutando la Questura con grande rapidità ed efficacia, ma speriamo possa supportarci anche il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri. La nostra intenzione è quella di restituire quanto prima possibile questo patrimonio alla Diocesi, in quanto legittima proprietaria, certi che lì i codici saranno ben tutelati e messi a disposizione degli studiosi; è iniziata quindi un’ottima collaborazione con la Curia e sarà molto interessante approfondire la ricerca su questi meravigliosi libri e su alcuni altri ritagli, tecnicamente cuttings, che appartengono allo stesso “lotto” di materiali. Alcuni di questi ritagli andranno a colmare lacune nelle pagine di pergamena dei codici conservati in Archivio Storico Diocesano». Per oltre un secolo i codici sono stati custoditi in Palazzo Ducale, senza che se ne potesse conoscere appieno la storia, ora risarcita.

3.b Corale N f.35r Vigilia di Natale low

«Sono molto contento della collaborazione che si è instaurata tra Palazzo Ducale e Diocesi», comunica il Vescovo Marco Busca. «Mi sento di ringraziare tutte le persone che stanno dedicando energie e tempo in questa missione, particolarmente il Direttore L’Occaso e il Questore dottor Sartori per la professionalità, l’attenzione e la gentilezza che hanno riservato a questo curioso caso giudiziario. Quando sarà possibile effettuare la riconsegna di questi cinque Codici, spero ci sarà modo di poter celebrare l’evento. Questi volumi saranno conservati al sicuro all’interno del nostro Archivio storico diocesano dove potranno essere valorizzati, analizzati con attenzione e resi disponibili agli studiosi e a quanti vorranno ammirarli».

«Quando il Direttore L’Occaso mi ha reso partecipe di questa vicenda, risalente oramai a più di un secolo fa» – ha evidenziato il Questore Paolo Sartori – «ho fatto effettuare accurate ricerche nel nostro Archivio e, grazie alla cortesia ed alla disponibilità del Presidente del Tribunale, dottor Leotta, e della Direttrice dell’Archivio di Stato, dottoressa Tamassia, siamo riusciti a recuperare tutta la documentazione giudiziaria dell’epoca e a ricostruire quanto accaduto. Il furto venne perpetrato all’interno della Cattedrale verosimilmente tra il 1910 ed il 1913, e venne scoperto a seguito del rinvenimento, in Germania, di due dei Corali rubati, i quali vennero in seguito restituiti all’Italia. Indagando sul tentativo di ricettare gli altri Corali presso un antiquario di Reggio Emilia, il Delegato di Pubblica Sicurezza del Commissariato di Mantova, nel febbraio del 1914 sequestrò i Corali oggetto di furto e li consegnò alla Direzione del Palazzo Ducale in custodia giudiziale; quindi, al termine delle indagini, provvide a denunciare all’Autorità Giudiziaria tre persone ritenute responsabili del furto e del tentativo di ricettazione. Nel giugno del 1916, il Tribunale di Mantova condannava i tre imputati e disponeva la restituzione della refurtiva alla Curia, mentre nell’ottobre dello stesso anno la Corte d’Appello di Brescia confermava la condanna. La restituzione dei Corali, però, sino a oggi non venne mai concretamente attuata, probabilmente a causa degli eventi bellici, e solo oggi, con la ricostruzione dell’intera vicenda giudiziaria, questi preziosissimi oggetti storici potranno ritornare nella disponibilità della Diocesi mantovana».

IMG 20201014 144151 m low

Si tratta quindi di cinque Codici pergamenacei di grandi dimensioni, adoperati anticamente in Duomo, assieme ad altri libri che si conservano ancora nell’Archivio Storico Diocesano di Mantova. Proprio qui emergono documenti utili a ricostruire le vicende di questi testi miniati, a integrare le scarse fonti presenti in Palazzo Ducale e quindi a indirizzarne la restituzione.
All’epoca del furto, alcune miniature furono tagliate dai codici, mentre non si può escludere che i ritagli siano rintracciabili in altre collezioni o vendite d’asta. La ricerca quindi non finisce qui.

Leggi tutto...
24/11/20

DONATO UN BERTANI A PALAZZO DUCALE

Satiro che trascina l’asino di Sileno”: è questo il nome del prezioso disegno che un benefattore – che desidera restare anonimo – ha donato alle collezioni di Palazzo Ducale. Il foglio fu realizzato da Giovan Battista Bertani (1510 circa – 1576), prefetto delle fabbriche gonzaghesche, per la decorazione della Sala di Bacco della palazzina della Rustica, il cui programma di affreschi fu definito a partire dagli anni Sessanta del Cinquecento dallo stesso allievo di Giulio Romano.

Il Direttore di Palazzo Ducale Stefano L’Occaso racconta: “Il disegno passa sotto il nome di Giulio Campi (o meglio, “Attributed to Giulio Campi”) a un’asta Sotheby’s, a Londra nel 2000. Nel 2007, a seguito di alcune ricerche e di un attento studio, lo attribuisco a Giovan Battista Bertani e lo identifico come preparatorio per la camera di Bacco nell’appartamento della Rustica, in Palazzo Ducale. Si tratta infatti di un disegno che fa serie con altri fogli ricondotti, assieme al caro amico Renato Berzaghi, proprio al Bertani. Nel volume degli atti del convegno su Giulio Romano tenutosi l’anno scorso in collaborazione con l’Accademia di San Luca di Roma – di prossima pubblicazione – sarà presente un efficace riepilogo delle invenzioni grafiche bertaniane per la Rustica nel contributo della storica dell’arte Luisa Berretti, la quale accoglie l'identificazione del disegno in esame in relazione alla camera di Bacco. A conferma della proposta attributiva, il foglio è stato incluso nella checklist dei disegni di Bertani pubblicata da Berzaghi nel 2011, ma nel successivo passaggio in asta (Londra, Christie’s, 2020), il disegno è stato ancora schedato come “Circle of Giulio Campi”, ignorando la precedente bibliografia. La strana sagoma del foglio permette di collocare idealmente l’esecuzione pittorica che ne discese in uno degli spicchi agli angoli della camera di Bacco: la sagoma leggermente curva del margine sinistro coincide con l’imposta della volta. Gli altri disegni legati agli angoli della medesima stanza hanno infatti identiche forme”.

op. Garilli 2016 low

Dopo aver operato nella bottega di Giulio Romano, Giovan Battista Bertani divenne prefetto delle fabbriche per i Gonzaga nel 1549 e da allora – fino alla sua morte avvenuta nel 1576 – progettò architetture e decorazioni esattamente come Giulio aveva fatto prima di lui. Ereditandone la carica, Bertani ne raccolse anche il metodo compositivo e creativo, oltre a un forte legame da un punto di vista puramente stilistico e formale. Le decorazioni ideate dall’artista per le camere del piano nobile della Rustica nel Palazzo Ducale di Mantova – fabbrica edificata intorno al 1538-1540 su progetto di Giulio Romano – si possono datare entro gli inizi degli anni Sessanta. La decorazione coinvolse, per tutto il decennio, un’ampia équipe di pittori, stuccatori e artigiani, diretta dal prefetto delle fabbriche ducali.

“Oltre al foglio donato a Palazzo Ducale – prosegue L’Occaso – che come abbiamo visto può essere ricondotto all’angolo sud est dell'ambiente, sono noti in relazione alla sala stessa anche una serie di altri disegni: due del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi (inv. 15982F e inv. 15983F); uno al Louvre, Département des Arts graphiques (inv. 6044r); uno a Windsor Castle, Royal Collection Trust (inv. 990307); uno dei Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles (inv. 4060/2833); uno alla Staatliche Graphische Sammlung di Monaco di Baviera (inv. 2518); due in collezione privata, uno dei quali noto anche tramite una copia presso l’Herzog Anton Ulrich-Museum di Braunschweig (inv. Z 2790)”.

---

Giovan Battista Bertani (1510 circa – 1576)
Satiro che trascina l’asino di Sileno, 1560-1565 ca.,
penna, inchiostro bruno, inchiostro acquerellato, quadrettatura a pietra nera,
183×146 mm

foto disegno Bertani low

Leggi tutto...
20/11/20

La puntata di "Musei" su Palazzo Ducale

Andato in onda lo scorso giovedì 19 Novembre, è disponibile in streaming sul portale di Sky Arte la puntata del programma "Musei" dedicata a Palazzo Ducale di Mantova. Un viaggio di circa mezz'ora raccontato dalla viva voce di Lella Costa tra i percosi della reggia gonzaghesca, impreziosito dagli interventi di Emanuela Daffra, Stefano L'Occaso e Michela Zurla e con un momento musicale a cura di Oficina OCM (si ringraziano i musicisti Gemma Bertagnolli, soprano, e Nicola Lamon, clavicembalo).

Buona visione!

https://video.sky.it/arte/musei/video/culturacontinua-musei-palazzo-ducale-di-mantova-630069

03

Leggi tutto...
13/11/20

La Pala di Cima da Conegliano

Il polittico, commissionato nel 1514, proviene dalla chiesa francescana di Sant’Anna di Capodistria ed è costituito da dieci tavole dipinte disposte su tre ordini all’interno di una cornice rinascimentale in legno intagliato e dorato su specchiature blu. Il polittico giunse a Mantova dopo molte vicissitudini, attraverso i frati francescani, i quali trasferirono il polittico da Capodistria nel Veneto e poi a Mantova, durante e in seguito alla seconda guerra mondiale. Dal convento di San Francesco di Mantova, dove era giunto nel 1966, il polittico entrò nel 1972 in Palazzo Ducale – assieme a numerose altre opere che sono state restituite ai francescani nel 2005.

L’intervento di restauro - attualmente in atto - è ad opera della ditta Arkè Restauri ed è finanziato da Banca Intesa Sanpaolo.

Nel registro la centrale si trova la Madonna col Bambino in trono, affiancata dalle tavole a figura intera di Anna e Gioacchino, suoi genitori. Ancor più laterali le raffigurazioni delle due sante legate a Cristo: Maddalena, col vaso di unguento con cui ne unse i piedi, e Caterina d'Alessandria, in virtù del matrimonio mistico, recante la ruota del suo supplizio. Nel registro superiore, a mezza figura, sono collocati a sinistra Francesco e Chiara, a ricordare le devozioni dell'Ordine, mentre a destra il dottore della chiesa Girolamo, a cui allora era intitola la provincia francescana dalmata e Nazario, primo vescovo di Capodistria. Quest'ultimo porta tra le braccia il modello della città. Nella cimasa un Cristo Pantocratore è affiancato dai santi Pietro e Andrea e sormontato nel timpano dalla colomba dello Spirito Santo.

Leggi tutto...
09/11/20

Anelli intrecciati o incatenati?

Il motivo degli anelli “intrecciati” è talmente noto da essere stato adottato dal nostro Museo come logo, anche se questo ci mostra i quattro anelli “a croce”, ossia ruotati di 45° rispetto alla decorazione da cui è tratta: la zoccolatura della Camera degli Sposi. Nella stanza dipinta da Andrea Mantegna tra il 1465 e il 1474, il basamento dev’essere stato dipinto per ultimo, poiché si usava procedere, nei cantieri pittorici, dall’alto verso il basso.

zoccolatura

Nell’opera di Mantegna quel motivo ornamentale divenne una sorta di firma: lo ritroviamo in altre sue opere e nella stessa Camera degli Sposi è impiegato anche al centro della volta, nel celebre oculo aperto verso il cielo, dove la transenna marmorea aperta è fatta da anelli di marmo tangenti e “legati”. Parlare di anelli “intrecciati” è in effetti un po’ improprio, perché i dischi non si incastrano l’uno con l’altro, ma sono tangenti e incatenati.

La spalliera marmorea posta dietro la parete della Corte ci mostra il motivo arricchito di crustae, ossia di marmi policromi dipinti che riempiono i dischi. Nello stesso modo è pensata la zoccolatura alla base della stanza: gli spazi sono riempiti da marmi policromi. Gli orbes, ovvero i cerchi in marmo entro gli anelli, imitano in pittura purpureo porfido e il verde serpentino, che manca nella spalliera sulla parete della Corte. L’alternanza dei colori richiama il verde, bianco e rosso dell’araldica gonzaghesca, ma certamente evocano anche lussi di marmi pregiati e quindi il fasto della corte.

zoccolatura Camera Sposi

Questo motivo ad anelli, importato da Mantegna, avrà grande fortuna a Mantova per tutto il Quattrocento e sarà oggetto di riflessione ancora nel Cinquecento. Basti pensare alle volte della basilica palatina di Santa Barbara, dove i dischi incatenati diventano ellittici nella versione manierista elaborata dall’allora prefetto delle fabbriche, Giovan Battista Bertani.
Mantegna a sua volta trasse il motivo dall’opera di uno scultore fiorentino, Donatello, il quale, nei rilievi bronzei dell’altare maggiore nella basilica del Santo a Padova, fece uso di un motivo ad anelli intrecciati o tangenti, ma non incatenati.

Resisterò questa volta al vizio eziologico, cioè alla tentazione di cercare la causa o un padre di ogni problema posto, e non cercherò quindi di ricostruire la genealogia del motivo decorativo, che pure ha una nobile origine.

Oggi che Palazzo Ducale è chiuso e che il distanziamento sociale è una necessità quantomai sentita, sciogliamo idealmente gli anelli della Camera degli Sposi. Speriamo però di potervi presto accogliere nel nostro meraviglioso Palazzo Ducale.

spalliera dietro la Corte

Logo Sequenza u

Leggi tutto...
04/11/20

Musei chiusi

Comunichiamo che - a seguito del DPCM del 14 gennaio 2021 - il Museo rimarrà ancora chiuso fino al protrarsi della "zona rossa o arancione" entro i confini della Lombardia.

Seguiteci sui nostri canali social!
FB | IG | TW | YT

Per le richieste di rimborso:
https://shop.vivaticket.com/ita/rimborso

52cc87e9 9911 4af3 9673 0a47ec914423

Leggi tutto...
30/10/20

Stefano L'Occaso firma l'incarico di direttore

"Era l’11 novembre 2019 - scrive la ex-Direttrice ad interim Emanuela Daffra - quando mi è stata affidata la reggenza di Palazzo Ducale. Doveva essere un incarico di pochi mesi e invece si è protratto per quasi un anno. Complesso, inconsueto, durante il quale anche garantire l’ordinario si è rivelato una sfida. Un anno, per me, bello, di sicura crescita professionale e umana. E’ quindi con consapevolezza di quanto lascio che saluto tutti coloro che ho incrociato in questi mesi e spero di non perdere di vista e che passo il timone a Stefano L’Occaso: dal 2 novembre sarà alla guida di un museo con potenzialità ancora da esplorare fino in fondo. Sono certa che sarà un percorso all’insegna della cura intelligente e dei risultati duraturi."

Con queste parole Emanuela Daffra si congeda dalla guida di Palazzo Ducale e lascia la guida del museo al nuovo direttore Stefano L'Occaso. A lei va il nostro più caloroso ringraziamento - non solo da parte del nuovo direttore ma anche da tutto lo staff della reggia - per aver contribuito con professionalità, sensibilità e intelligenza alla gestione di Palazzo Ducale di Mantova.

 Daffra LOccaso

Leggi tutto...

CercaInformazioni disabiliCalendarioBiglietti