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Noi donne del Rinascimento

In occasione dell'estate riprendono le "visite animate" di teatrOrtaet a Palazzo Ducale: venerdì 30 agosto, alle ore 20,30 sarà possibile partecipare alla visita guidata itinerante e in costume focalizzata su una selezione delle figure femminili più significative del Rinascimento italiano.

Per prenotazioni tel. 0376 352100, email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Costo della visita animata € 5,00 (i bambini fino ai 6 anni partecipano gratuitamente) con biglietto di ingresso del Complesso Museale Palazzo Ducale (intero € 13,00, solo Corte Vecchia € 6,50).

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"Noi Donne del Rinascimento" è un vero e proprio spettacolo teatrale in costume. Questo titolo riassume il quinquennale lavoro sul Rinascimento italiano, iniziato per il Castello Estense di Ferrara con Lucrezia Borgia (e il recente approfondimento su Ludovico Ariosto), culminato nelle due diverse visite animate ambientate a Roma all’interno di Castel Sant’Angelo, che si sta concludendo con la biografia di Isabella d’Este per Palazzo Ducale a Mantova.

“I volti segreti della storia” ha assunto l’aspetto di un’autentica carrellata di personaggi storici, che mette alla prova le doti trasformistiche del duo di teatrOrtaet chiamato a calarsi, in rapida successione nei panni dei grandi protagonisti politici, religiosi e artistici del Cinquecento.

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Lo spettacolo racconta i fatti, ma soprattutto le emozioni di questi anni in un vorticare di personaggi maschili e femminili, ciascuno dei quali esprime dal proprio punto di vista un frammento di questa epocale trasformazione della percezione del mondo. Apre la visita, Lucrezia Borgia, la “regina nera”, figlia di papa Borgia, che, accingendosi a sposare Alfonso d’Este e a dare una svolta alla sua esistenza votata alla ragion di stato, si contrappone alla cinica logica politica del fratello Cesare Borgia, il Valentino. È quindi la volta di Giulia Farnese, la giovanissima amante di papa Borgia, che si confronta con il fratello Alessandro, divenuto cardinale per merito della sua scandalosa relazione e, dopo la morte della sorella, eletto papa con il nome di Paolo III. Ancora oggi l’appartamento di papa Farnese, in cui è esposta la Dama del liocorno che la tradizione vuole essere il ritratto segreto di Giulia, rappresenta il fulcro artistico di Castel Sant’Angelo. Davanti al dipinto di Luca Longhi, Paolo III ormai anziano rievoca il destino della sorella e la “damnatio memoriae” che ha impedito fossero tramandate ai posteri le sembianze di “Giulia la Bella”. C’è Lutero, che dopo aver visitato Roma la stigmatizza come “Babilonia infernale”, e papa Clemente VII Medici, che si rammarica di non aver colto appieno l’eversività di quel monaco fino a quando non si troverà imprigionato nel castello dai lanzichenecchi luterani. C’è Isabella d’Este, che ha indugiato a Roma per ottenere il cappello cardinalizio per il figlio Ercole e che sfugge a malapena alla furia dei saccheggiatori, grazie all’intervento dell’altro figlio, Ferrante, generale degli Imperiali.

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Ma ci sono anche gli artisti, da Raffaello a Michelangelo, che con la loro sensibilità hanno dato la misura dello sconvolgimento, non solo negativo, portato negli animi dalla Protesta. Ci sono quindi i portavoce delle esigenze di autentica riforma germinate all’interno le mondo cattolico, in risposta alle provocazioni luterane, ma anche ai tanti appelli al rinnovamento della chiesa scaturiti autonomamente dalle menti più sensibili e illuminate. Il cardinale inglese Reginald Pole, legato pontificio alle prime fasi del Concilio di Trento e la sua “figlia spirituale”, la poetessa Vittoria Colonna, tanto ammirata da Michelangelo, presentano con drammatica vivacità le istanze di una spiritualità meno artificiosa, che rinuncia almeno in parte all’eleganza del classicismo per un’autenticità più diretta e sofferta, non senza il rischio di incorrere negli strali dell’Inquisizione pontificia. La lettura degli stati d’animo è agevolata dalla comparsa di personaggi allegorici: Psiche, metafora mitologica del cammino iniziatico di elevazione dell’anima a Dio e la Follia “elogiata” da Erasmo da Rotterdam. Il finale è dedicato a Beatrice Cenci, giovane patrizia romana imprigionata a Castel Sant’Angelo per aver ucciso il padre Francesco, uomo violento che abusava di lei: Beatrice Cenci ricorre nei deliri del pittore Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, che ne ricorda ossessivamente nei propri quadri la pubblica decapitazione (1599), unitamente a un’altra vittima di stupro, la coraggiosa pittrice Artemisia Gentileschi.

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