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Un artista di BelloAperto al Quirinale

In molti si sono chiesti di chi fosse il dipinto che faceva bella mostra di sé dietro al Presidente Mattarella durante il suo discorso di fine anno. L’armoniosa composizione astratta, dall'accesa cromia gialla, sullo sfondo di questo tradizionale e seguitissimo appuntamento istituzionale rivolto a tutti gli italiani, ha suscitato una certa curiosità tra gli osservatori più attenti. Non stupisce pertanto che il nome di Diego Salezze, artista veronese classe 1973, sia balzato subito agli onori delle cronache. In pochi però sanno che Diego ha frequentato il Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova – affinando ulteriormente le sue capacità artistiche – grazie all’atelier BelloAperto: laboratorio senza barriere a cura di Daniela Rosi con Renata Casarin, Michela Zurla, nato già nel 2015 con la condivisione del Laboratorio di Restauro del Museo e recentemente ratificato da una apposita convenzione con il Complesso Museale e i Servizi Educativi del Palazzo Ducale. Un atelier per artisti “outsider”, che dà la possibilità di affinare l'esperienza estetica di quanti hanno un percorso esistenziale e creativo altro, ma denso di creatività e di bisogno di travasare nel lavoro d'arte le suggestioni dettate dal contatto con splendide sale riccamente decorate, dense di storia.

L’atelier BelloAperto è la prova di come l’arte possa rappresentare un potente mezzo di inclusione sociale”, afferma la Vice-Direttrice e Responsabile dei Servizi Educativi Renata Casarin. “La diffusione della bellezza consente a ciascuno di raggiungere il benessere indipendentemente da quale sia la propria traiettoria esistenziale. Siamo molto orgogliosi di essere il primo museo statale in Italia a portare avanti un progetto come BelloAperto. Nello specifico l'opera di Diego Salezze condivide nell'impaginazione dei campi di colore, dove il grigio equilibra la stesura piatta gialla, con l'inserto del bianco e del nero quali poli cromatici, i dettami della cosiddetta field painting statunitense che negli anni Cinquanta ha avuto in Robert Motherwell e in Mark Rothko i suoi più insigni esponenti".

Anche Daniela Rosi - Presidente dell'Associazione LAO di Verona - è molto orgogliosa di questo exploit di Diego Salezze: “Diego ha lavorato soprattutto a Vicolo Terese a Verona, inizialmente con Donatella Levi e poi con Luigi Scapinini e con l'operatrice Elisabetta De Lucca. La prima uscita significativa è stata la pubblicazione delle Psycocarte edite da Dal Negro, dove Diego realizza un Bagatto superlativo. È questo che mi spinge ad approfondire la sua produzione e a scoprire il ciclo delle "macchie", nome rimasto a indicare questa sua specifica produzione artistica: l'ho subito invitato a frequentare l'atelier BelloAperto presso Palazzo Ducale.”


© Foto di Marco Ambrosi

Diego ha lavorato anche in Accademia con gli studenti, con il fotografo Marco Ambrosi, con la maestra del vetro Benedetta Giusti. La prima mostra delle sue "macchie" risale al 2004 alla Gran Guardia, curata da Daniela Rosi in collaborazione con gli studenti dell'Accademia e gli operatori di Vicolo Terese. Ne sono seguite molte altre: “Geografie” Artfarm, Pilastro di Bonavigo, VR, 2008. “Macchie”, Pergine spettacolo aperto, Pergine Valsugana, TN, 2008.”Alchimie”, Palazzo della Ragione, Verona, 2010. “Il segreto del Rosso”, Galleria dell’Accademia di Verona, 2012. “Limina”, Teatro Giovanni da Udine, Udine 2015. Poi, altre mostre sono state sono promosse all’interno della rassegna annuale “Euritmie: talenti speciali accedono alle arti”: “Il Duende Blu”. Isola di San Servolo, Venezia 2015. “Snatch of Colors” Biblioteca Civica, Verona, 2016. “Accosta-Menti”, Palazzo Diocesano, Padova, 2017. Biennale dell’Arte di Soncino, Soncino, 2017. “Il colore è parola”, Studio Bianchi Spiazzi Architetti. Salò, 2018.


© Foto di Marco Ambrosi

 

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